NEL PALANTIR

esercizio di necromanzia

 

 

 

 

 

- È ormai diventato un sistema quello adottato da Ufficiali e Funzionari che consiste nell'avviarsi all'ufficio alle 8 il che significa essere al tavolo di lavoro non prima delle 8 et 15 e forse più tardi ALT Esigo che questa deplorevole abitudine tipica manifestazione di quel pressappochismo e deleteria tara del carattere di troppi italiani abbia immediatamente a cessare ALT Alle 8 chi non è già al suo tavolo di lavoro ha perduto la giornata con le relative conseguenze ALT Farò controllare quanto sopra ALT (1)

 

  

«Non è con i metodi autoritari che si fanno lavorare le persone, ma coinvolgendole e motivandole». (2)

  

 

«L’Italia nostra è, grazie al cielo, così ricca di glorie, che può trovare assai facilmente il coraggio di esaminar sé medesima.

[…]

Vi affacciate a uno sportello della posta chiedendo un francobollo, e dovete aspettare che l’impiegato finisca una discussione molto avviluppata intorno alla caccia co’ suoi tre o quattro colleghi di dentro, la quale non gli concede naturalmente di badare a voi. Entrate dal tabaccaio, e non ha tempo di darvi retta, perché si trova impegnato in un discorso col suo vicino, il droghiere, sulle cose politiche della giornata. Persino il cameriere e il garzone di caffè stanno assorti in tutt’altri pensieri e intenti a ben altre cure, che non sieno quello troppo modeste, alle quali voi, affidandovi a certe apparenze esterne e perciò ingannevoli, li credereste destinati, dovendo, in mancanza d’altro, star contemplando tranquilli una sorte meno giusta e meno crudele, che avrebbe potuto far nascere l’uno consigliere di Stato e l’altro banchiere. Di qui quel certo che di svagato, di svogliato, di disattento nel fare ogni cosa, quell’abitudine alla spensieratezza e dell’incuria, quell’andare innanzi colla testa nel sacco, abbandonandoci come i Turchi alla fortuna, e quindi naturalmente quel riuscire le faccende a rovescio delle nostre aspettazioni che tanto ci sorprende e di cui sogliamo dolerci, come se noi non ci fossimo entrati per nulla, e se si trattasse del vento e della pioggia.

[…]
Io so bene che un tempo quel certo vivere alla carlona che usavano i nostri vecchi, quell’originalità svagata e chiassosa, quello scetticismo leggero e gioviale, e l’illudersi quasi a forza, tanto per passar meno male l’oggi, lasciando alla Provvidenza il domani, e le lambiccature della scolastica, e i fronzoli alla retorica, e il dire ora bianco e ora nero senza credere né all’uno né all’altro e tanto per dar prova d’ingegno, eran cose in perfetto accordo con una società sfaccendata, in cui doveva valere assai più lo spirito che il buon senso.

[…]

La politica la faceva per conto di tutti il Re; la fede la dava bell’e fatta il Papa; la scienza era tenuta a dovere, tanto che badasse a serbar misura e a non dare incomodo. – Che restava alla gente? – Ridere e stare allegri, così da camparla alla meglio». (3)

 

 

 

 

 

 

 

 

Esiste forse una possibilità?

Dico: la possibilità di una forza storicamente concreta (che non sia campata nel Sollen, che non si nasconda nell’anonimato di qualche Epitteto disperso tra gli Uffici) capace di cambiare le carte in tavola?

 

A Las Vegas (4), nell’ultima puntata, scommisi tutto sul rosso.

 

Uscì lo zero.

 

Qualcuno ora mi spieghi la tecnica di “21”.

 

 


 

 

 

(1) Dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1941.

(2) Antonio Pizzinato, CGIL, 2010.

(3) Aristide Gabelli, Il metodo d'insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, 1880.

(4) settembre 2000, Mirage Hotel and Casino.