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O: PERCHÉ VOTARE NECESSE NON EST

 

 Manifesto elettorale per l'annessione del 1866

 

1.     Il voto è espressione di democrazia o non è. L’Italia è una miserabile oligarchia (variante: Oligarchia di miserabili)

2.     L’uomo è un animale politico, se politica indica la pertinenza onorata a una polis onorata. Nessuno ha mai detto (e forse, per un residuo di vergogna) che l’homo sia un animale partitico.

3.     Destra e sinistra non esistono se non come referenti relativi. In realtà sopravvivono come sclerosi (tolemaica) della parola in un universo postcopernicano. Intelligenti pauca.

4.     Son tornate a fiorire le Facce. Ci chiedono il voto da tutti i cantoni. Almeno la promessa di facili, rapide e pattuite delizie con le signorine della notte si regola sull’istante. Questi osceni promettono solo di pagare a babbomorto. (E il loro Babbo non muore mai).

5.     Democrazia? Principio primo: leggere, scrivere e fare di conto.

6.     Non esistono solo i manuali di storia ad usum delphini e le favole a uso e consumo degli eleggendi. Esistono le emeroteche, cimiteri della bugìa detta e dimenticata. O Italiani io vi esorto alle emeroteche.

                                               

Ballata delle zie bugiarde

 

                                                             Avevo una zia che rimava: bugia.

                                                            La fatica di vivere era a lei ricordare

                                                            la bugia precedente da accordare

                                                            con la successiva non sempre conseguente.

                                                                           Ne veniva un marasma

                                                                           Zietta morì d’asma.

 

7.     Il voto vale solo se impegna le due parti contraenti. Prometter mari & monti per per poi dire non mi tornano i conti è una vannamarkata. Non lasciamogli (ri)fare la frittata.

8.     Piangere i vinti e andare a letto con le vincitrici. Lo faceva già Verga. Iddio ne scampi.

9.     Le meretrici sanno distinguere l’umido radicale dal finto umido delle finte lacrime. Impariamo dalle meretrici.

10.  Tabula rasa, come fece Cartesio. Non tutto gli riuscì con la camicia, ma il pensiero ricominciò a girare: per qualche secolo. Mangiatevi la scheda.

 

  

 

 

Vedi anche:                                                            www.francocardini.net

 

P.S. Che c’entra questo manifesto (bastilaparola) coi compiti dell’insegnante di letteratura generale contemporanea? Uh corvaccio corvaccio. Saresti anche tu di quelli che esaltano l’impegno (bruttaparola) a cose fatte? La Poesia fa parte della Struttura, ossia del reale; non della Sovrastruttura, ossia dell’ideale. La Poesia combatte col Rasoio. Figurarsi l’aveva capito perfino Stalin. I dittatori hanno le loro polizie segrete ma anche i loro filosofi. Quelli in attesa, oggi, di convalida (si aspettano la firma di milioni di assegni in bianco a loro favore… bambini! non vi ha detto nulla la mamma sul non accettare le caramelle dagli sconosciuti e non firmare deleghe ai troppo conosciuti?) si contentano dei giornalisti, magari convertiti. E dei poliziotti. (emmepi)