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Dondi M., Bianchi E.
Università degli Studi di Parma - Facoltà di
Medicina Veterinaria - Istituto di Clinica Medica Veterinaria
Premessa
I recenti sviluppi offerti dalla neurofisiologia clinica umana, ed in
particolar modo dalle tecniche di indagine neuro-elettriche, hanno
permesso l'introduzione anche in medicina veterinaria di metodiche
diagnostiche innovative che permettono lo studio approfondito di lesioni
del sistema nervoso degli animali domestici fino ad ora non accessibili
all’esame diretto. Tali tecniche, che amplificano le possibilità
diagnostiche offerte dall'esame neurologico 'classico', vengono definite
Potenziali Evocati. Di questa nuova categoria di esami complementari fanno
parte i potenziali evocati auditivi del tronco encefalico, i potenziali
somato-sensoriali degli arti anteriori e posteriori, i potenziali visivi
ed i potenziali motori. In particolare, l'obiettivo del presente lavoro
sarà quello di illustrare l'impiego dei potenziali evocati auditivi del
tronco encefalico, di seguito indicati anche con l'acronimo BAEP (brainstem
auditory evoked potentials), quale strumento diagnostico in audiologia e
neurologia veterinaria, evidenziandone le modalità di esecuzione,
l'utilità clinica ed i limiti diagnostici.
La via acustica
La perdita dell’udito è una patologia molto frequente negli animali
domestici. Spesso, però, le forme parziali di sordità non vengono
riconosciute dai proprietari o addirittura vengono scambiate con problemi
di tipo comportamentale. Inoltre, la sordità parziale è difficilmente
diagnosticabile anche dal veterinario per la mancanza di una
collaborazione attiva e cosciente da parte dei pazienti. La comprensione
di tale patologia e le sue implicazioni diagnostiche richiedono una
conoscenza approfondita delle strutture che compongono le vie uditive e
delle loro funzioni.
L’udito è definito come la trasduzione del suono, energia meccanica
ondulatoria, in impulsi neurali trasmessi ed interpretati dal sistema
nervoso. Il suono, prima di raggiungere l’orecchio interno, attraversa
l’orecchio esterno (padiglione auricolare e canale uditivo esterno) e fa
vibrare la membrana del timpano, che separa l’orecchio esterno da quello
medio. Il timpano a sua volta trasmette queste vibrazioni alla finestra
ovale, tramite la catena degli ossicini (martello, incudine e staffa) e in
questo modo l’orecchio medio trasforma ed amplifica le vibrazioni
dell’aria in vibrazioni del fluido contenuto nella coclea
dell’orecchio interno. Le cellule acustiche, cellule capellute
dell’organo di Corti, attraverso un meccanismo piezoelettrico convertono
l’energia meccanica delle onde sonore in potenziali elettrici che si
propagano come impulsi nervosi lungo le numerose fibre del nervo cocleare
verso il ganglio spirale. Il nervo cocleare, che insieme al vestibolare va
a costituire l’ottavo nervo cranico, attraversa il meato acustico
interno e termina nei nuclei cocleari dorsale e ventrale posti nella
giunzione tra ponte e midollo allungato, nei quali è posta la sinapsi con
il secondo neurone. Dai nuclei cocleari, poi, le fibre acustiche si
portano al lemnisco laterale direttamente o dopo aver contratto sinapsi
col nucleo dorsale del corpo trapezoide (nucleo olivare superiore) e con
il corpo trapezoide. (Giulio, 1992; Jenkins, 1989) (vedi Tab.1).
Tabella 1. Schema semplificato delle strutture
componenti la via acustica e della loro attivazione sequenziale,
dall'orecchio esterno al tronco cerebrale (tratto da: Jenkins, 1989).
Il lemnisco laterale, in cui si trovano fibre acustiche sia
ipsilaterali che controlaterali, passa attraverso il midollo allungato e
il ponte per raggiungere il collicolo caudale (inferiore) del mesencefalo.
Alcune di queste fibre contraggono sinapsi con i nuclei del lemnisco
laterale; altre si incrociano e vanno a terminare nel collicolo caudale
controlaterale. Dal collicolo caudale le fibre acustiche si portano al
corpo genicolato mediale ipsilaterale del talamo. Poi, dal corpo
genicolato di ciascun lato, fibre si dirigono come radiazioni acustiche,
attraverso la capsula interna, all’area acustica della corteccia
cerebrale che è posta nel lobo temporale (Jenkins, 1989) (vedi Fig.1).
Figura 1. Tavola grafica della via acustica centrale
(tratto da Jenkins, 1989).
La trasmissione delle informazioni sonore, dai recettori dell'orecchio
interno alla corteccia uditiva, avviene per propagazione di potenziali
d'azione di membrana lungo le fibre ed i nuclei nervosi che compongono la
via acustica. Tali potenziali elettrici dinamici influenzando i tessuti
circostanti, che si comportano come un volume conduttore, possono essere
rilevati anche a distanza sulle superfici più esterne del corpo
conservando le loro caratteristiche originarie.
Mediante opportune attrezzature e tecniche, descritte successivamente, è
possibile registrare tale attività elettrica e rappresentarla come una
funzione d'onda su di un piano cartesiano; in cui in ordinata vengono
indicate le differenze di potenziale elettrico espresse in millivolt,
mentre in ascissa i tempi espressi in millisecondi. I tracciati così
ottenuti sono composti da una serie di 5-7 onde consecutive, indicate per
convenzione con numeri romani da I a VII, che forniscono informazioni
sulle strutture anatomiche che le hanno generate.
Esistono apprezzabili differenze di forma fra i tracciati ottenuti dai
vari animali, differenze che probabilmente sono dovute proprio alle
peculiari conformazioni anatomiche tipiche di ogni specie. Infatti,
nell’uomo si ritiene che le onde I e II originino dall’ottavo nervo
cranico (Chiappa, 1997), nel cavallo invece la II sarebbe generata in
parte dal VIII nervo cranico e in parte dal nucleo cocleare (Mayhew e
Washbourne, 1997). Nella scimmia, nel gatto e nel cane solo l'onda I
sarebbe prodotta dal VIII nervo cranico (Kawasaki, 1996). Inoltre, nel
cane e nel gatto è stato ipotizzato che le onde Ia e Ib (P1a e P1b,
secondo la nomenclatura in uso nel gatto), evidenzate impiegando
particolari configurazioni monopolari degli elettrodi esploranti,
corrisponderebbero rispettivamente alla componente recettoriale
dell’ottavo nervo cranico e alla terminazione presinaptica a livello di
nucleo cocleare di questo stesso nervo (Kawasaki, 1996; Starr e Zaaroor,
1990; Melcher et al., 1996). L’onda IIa, distinguibile dalla IIb usando
la stessa configurazione, rappresenterebbe invece il potenziale
postsinaptico originato dal nucleo cocleare; la latenza tra i picchi Ib e
IIa ha infatti una durata vicina a quella del ritardo sinaptico (0,5 ms)
(Kawasaki, 1996).
L’onda III sembrerebbe essere prodotta, nel cane nel gatto e
nell’uomo, nella porzione caudale del ponte dal corpo trapezoide e dal
nucleo dorsale del corpo trapezoide (oliva superiore). Le onde IV e V
invece originerebbero rispettivamente dalla porzione media e craniale del
ponte a livello dei nuclei e dei tratti del lemnisco laterale e del
collicolo inferiore (Chrisman, 1991; Chiappa, 1997). La vicinanza
anatomica tra queste ultime due strutture è probabilmente la causa della
frequente sovrapposizione tra le onde IV e V (Marshall, 1985). Le onde VI
e VII non sono solitamente impiegate nell’interpretazione clinica, si
ritiene comunque che queste siano prodotte rispettivamente dal corpo
genicolato mediale e dalle radiazioni acustiche (Chrisman, 1991; Chiappa,
1997) (vedi Fig. 2).
Figura 2. Potenziali evocati auditivi del tronco
encefalico (BAEP). Diagramma delle correlazioni
elettro-fisiologico-anatomiche proposte nell'uomo (tratto da Adams e
Victor, 1985).
Alcuni studi sembrerebbero mettere in discussione la relazione
biunivoca tra una certa struttura anatomica e una particolare componente
del tracciato BAEP, infatti la maggior parte di questi eventi elettrici
deriverebbe dall’attivazione contemporanea di due o più strutture
anatomiche appartenenti alle vie uditive (Achor e Starr, 1980; Melcher et
al., 1996). Comunque, pur con queste premesse, l’errore di
localizzazione dei generatori d'onda non sarebbe superiore ai 10 mm,
livello di precisione sicuramente più che sufficiente per obiettivi
clinici (Chiappa, 1997).
Tecnica di esecuzione
Stimolazione acustica
Al paziente viene fornito uno stimolo acustico (click), ripetuto con una
certa frequenza, registrando contemporaneamente i cambiamenti
nell’attività elettrica del cervello che vengono evocati da ogni
stimolo, e che sono temporalmente legati ad esso. Il risultato della
registrazione è un tracciato, formato da una serie di 5-7 onde che
descrivono le variazioni del potenziale di campo elettrico in funzione del
tempo. Queste onde sono dette 'a breve latenza' (short latency auditory
potentials), in quanto vengono registrate nei 10 ms successivi alla
stimolazione.
Lo stimolo impiegato in questo tipo di test è un suono secco, prodotto
inviando un’onda elettrica di tipo rettangolare di 100 µsec
di durata a una cuffia audiometrica. Si stimola un orecchio per volta, per
evitare che, nel caso di patologie che colpiscono un solo orecchio, il
tracciato normale generato dall’orecchio sano mascheri le alterazioni
dell’orecchio malato. Ciononostante i click di stimolazione raggiungono
anche l’orecchio controlaterale, pur con intensità molto ridotta,
trasmessi dall’aria e dal tessuto osseo. Per evitare che questa
stimolazione incrociata vada ad alterare il tracciato, è consigliabile
mascherare l’orecchio controlaterale con un "rumore bianco" di
fondo di 30-40 dB inferiore per intensità rispetto allo stimolo impiegato
(Chiappa, 1997; Holliday e Te Selle, 1985).
Per ottenere un tracciato significativo è necessario effettuare 2 serie
di almeno 500 stimolazioni alla velocità di 10 click al secondo. In
alcuni casi è possibile aumentare questa velocità (Marshall, 1985;
Shelton et al., 1993), anche se si va incontro ad una progressiva perdita
di risoluzione del tracciato associata ad aumenti di latenza e diminuzione
di ampiezza delle onde (Chiappa, 1997).
L’intensità di stimolazione viene misurata in "decibel normal
hearing level" (dB HL). Gli 0 dB HL rappresentano nell'uomo la soglia
uditiva media per quello stimolo di un gruppo di persone senza problemi di
udito e corrisponde a circa 30 dB SPL (decibel sound pressure level)
(Chiappa; 1997). Diversamente, la soglia uditiva del cane viene definita
come l’intensità minima di stimolazione in grado di evocare ancora
l’onda V evidenziabile sul tracciato BAEP (Steiss et al., 1990). La
soglia uditiva media del cane è probabilmente intorno ai -10 dB HL nei
soggetti non anestetizzati (Marshall, 1985), mentre può arrivare fino
quasi a 50 dB HL nei cani sotto anestesia (Sims, 1990). L’aumento
dell’intensità di stimolazione causa un’aumento progressivo
dell’ampiezza delle onde e una riduzione della loro latenza assoluta
fino ad un livello costante, mentre non cambia in modo significativo la
latenza relativa tra i picchi (Bodenhamer et al., 1985; Marshall, 1985;
Tokuriki et al., 1990; Sims e Moore, 1984; Kawasaki e Inada, 1994).
Solitamente il test inizia con un’intensità di stimolazione di 90-95 dB
HL, e poi si riduce l’intensità di 5-10 dB per volta, fino a
raggiungere la soglia uditiva del soggetto.
Il movimento iniziale del diaframma degli auricolari può essere o verso
la membrana timpanica (condensation click) o in direzione opposta rispetto
ad essa (rarefaction click). La polarità del click (rarefaction o
condensation) influenza sia la latenza che la forma delle onde del
tracciato. In medicina umana si raccomanda l’uso di "rarefaction
click", perchè questa polarità di stimolazione dà origine di
solito a tracciati più chiari (Chiappa, 1997). Nel cane si è visto che
impiegando i click negativi (rarefaction) si riesce a registrare più
spesso l’onda IV e a separare meglio l’onda III dalla IV (Moore et al.,
1990; Sims e Moore, 1984), con la modalità "rarefaction" si ha
inoltre una riduzione della latenza delle onde e della latenza tra i
picchi rispetto alla "condensation" (Kawasaki e Inada, 1994).
In alcune circostanze, come ad esempio quando la risoluzione del tracciato
è scarsa si può provare una stimolazione con polarità opposta (condensation);
in questo modo si differenzia più facilmente la onda I dai potenziali
microfonici cocleari, questi ultimi infatti, al contrario dell’onda I,
invertono la polarità quando viene invertita la polarità dello stimolo,
probabilmente a causa della loro origine piezoelettrica. In alcuni casi,
quando gli artefatti da stimolo o i potenziali microfonici cocleari sono
eccessivi, è possibile ridurre alcuni tipi di interferenza alternando la
polarità dello stimolo (alternating click). E’ comunque sconsigliato
l’impiego della modalità alternata come unica polarità perchè può
dare origine a fraintendimenti semantici sul tracciato (Chiappa, 1997;
Kawasaki e Inada, 1994).
I BAEP possono essere ottenuti anche dalla stimolazione diretta delle ossa
del cranio. Questo particolare tipo di stimolazione prevede la presenza di
un trasduttore che esercita uno stimolo vibratorio sulle ossa del cranio,
che attiva direttamente la coclea "bypassando" l’orecchio
esterno e forse anche l’orecchio medio. Pertanto questo tipo di test
permette anche di differenziare la sordità da alterata conduzione del
suono (conductive deafness) dalla sordità neurosensoriale (sensorineural
deafness) (Strain et al., 1993; Munro et al., 1997).
Elettrodi di Registrazione
La registrazione viene effettuata mediante elettrodi monopolari ad ago
infissi nel sottocute. Questi elettrodi vengono indicati come "di
riferimento" ed "esplorante" e vengono posizionati
rispettivamente al vertice del cranio (Vertex o Cz) e all’estremità
caudodorsale dell’arco zigomatico ipsilaterale rispetto all’orecchio
stimolato, subito davanti alla pinna auricolare (Ai). Ai (-) Vertex (+) è
una derivazione bipolare ed è la configurazione di base ai fini
dell’interpretazione clinica dei BAEP; è comunque possibile, avendo a
disposizione altri canali di registrazione, impiegare contemporaneamente
anche altre configurazioni. A questo proposito può essere utile associare
l’elettrodo al Vertex (+) anche a uno in posizione non cefalica (-),
ottenendo una derivazione monopolare. E' stato infatti osservato nel cane
che con una derivazione Nape (proiezione cutanea del processo spinoso di
C4) - Vertex è possibile evidenziare i picchi aggiuntivi Ia, Ib, IIa e
IIb (Kawasaki, 1996) (vedi figg. 3 e 4).
Figura 3. Esempio di tracciato BAEP normale di cane.
Sono in evidenza le onde I, II, III e V.
Figura 4. Esempio di tracciato BAEP normale di gatto.
Sono in evidenza le onde I, III e V.
Impiegando configurazioni di questo tipo si riscontra un simile
sdoppiamento delle prime due onde anche nel gatto (Starr e Zaaroor, 1990;
Melcher et al., 1996). Altre configurazioni utilizzabili sono Ac-Vertex e
Ai-Ac, nelle quali l’elettrodo Ac si trova nella stessa posizione di Ai
ma nell’orecchio controlaterale a quello stimolato (Moore et al., 1990).
Per la terra si utilizzano di solito degli elettrodi ad ago uguali a
quelli impiegati per la registrazione, e come questi vengono infissi nel
sottocute. L'elettrodo di terra può essere posizionato sia a livello
cefalico che extracefalico e serve per ridurre gli artefatti dovuti
all'attività muscolare.
La registrazione dei BAEP migliora quando si impiega un’amplificazione
compresa fra le 200,000 e le 500,000 volte e quando la regolazione dei
filtri è mantenuta su valori di 3 kHz per le alte frequenze e di 30-100
Hz per le basse frequenze.
In particolari circostanze, qualora il "rumore elettrico
corporeo" sia eccessivo a causa di contrazioni muscolari involontarie
può essere attivato anche un sistema di reiezione degli artefatti. Il
tempo di registrazione della traccia viene mantenuto sempre su 10 ms
(Chiappa, 1997).
Il test può essere effettuato su soggetti sedati (Munro et al., 1997; Kay
et al., 1984; Marshall, 1985, Pook e Steiss, 1990; Tokuriki et al., 1990;
Sims e Moore, 1984; Morgan et al., 1980), anestetizzati, o svegli, purchè
siano ridotte al minimo le interferenze dovute alle contrazioni muscolari
(Knowles et al., 1988; Bodenhamer et al., 1985; McAnulty et al.,1995;
Holliday e Te Selle, 1985; Tokuriki et al., 1990).
Parametri misurati
Per utilità clinica i parametri che al momento della registrazione devono
essere presi in considerazione sono: la soglia uditiva del soggetto, la
latenza e l’ampiezza delle onde.
Nel cane la soglia uditiva, espressa in dB, viene definita come la più
bassa intensità di stimolazione in grado di dare origine all’onda V (Steiss
et al. 1990); la latenza di una data onda invece è il tempo, espresso in
ms, che intercorre dall’applicazione dello stimolo all’insorgenza del
picco positivo dell’onda, che per convenzione con le polarità delle
configurazioni degli elettrodi utilizzate è rivolto verso l'alto;
l’ampiezza dell'onda, espressa in mV, si misura dal suo picco positivo
al picco negativo successivo (Kawasaki e Inada, 1994).
Sempre facendo riferimento alla latenza va considerata sia la latenza
assoluta delle varie onde, sia le latenze relative tra i picchi o
interpicco, soprattutto tra I e V (IPL; interpeak latencies), e la loro
differenza fra le due orecchie (DIPL; differential interpeak latencies)
(Kawasaki e Inada, 1994; Sims e Moore, 1984).
Le ampiezze assolute delle onde sono troppo variabili per un impiego
clinico, mentre più utile da questo punto di vista è il rapporto tra le
ampiezze delle onde I e V (I/V)(Chiappa, 1997; Kawasaki e Inada, 1994;
Marshall, 1985). Oltre a questi parametri, di una certa utilità nella
pratica clinica può essere anche lo studio della curva latenza-intensità,
soprattutto per differenziare la sordità da alterata conduzione da quella
neurosensoriale (Chiappa, 1997; Steiss et al., 1990).
Tracciato normale
I tracciati normali nel cane e nel gatto appaiono abbastanza simili a
quelli registrati nell’uomo e negli altri mammiferi domestici, con una
serie di onde aventi 5-7 picchi positivi principali, come mostrati nelle
figure 3 e 4. Questi picchi positivi, come abbiamo visto, vengono
solitamente indicati con i numeri romani nel cane e nell’uomo, mentre
nel gatto alcuni autori usano indicarli con la lettera P seguita da un
numero arabo; classificazione che permette di differenziare i picchi
positivi dai negativi indicati con la lettera N.
Al fine di identificare correttamente le onde è importante conoscere gli
intervalli normali di latenza (vedi tab.2) e l’ampiezza relativa delle
diverse onde. Impiegando le tecniche di stimolazione e registrazione più
comuni, nei tracciati BAEP del cane le onde più evidenti, cioè a maggior
ampiezza, risultano in ordine decrescente la I, la V e la II, seguite
dalle onde III, IV e VI. Fra queste l’onda V è forse la più
riconoscibile perchè è seguita da un profondo picco negativo che la
rende caratteristica (Sims e Moore, 1984; Bodenhamer et al., 1985; Sims,
1990). A volte per identificare correttamente la prima onda può rivelarsi
utile modificare il tipo di stimolazione, rarefazione piuttosto che
condensazione, al fine di invertire la polarità dei potenziali
microfonici auricolari; evento di natura piezoelettrica che da l’inizio
all’attivazione dell’ottavo nervo cranico e quindi alla generazione
della prima onda.
Tabella 2. Intervalli normali di riferimento per le
latenze delle onde dei BAEP nel cane e Autori dai quali sono stati
riportati.
1Vengono riportati separatamente i valori nelle due orecchie. 2Valori
registrati da svegli (in alto) e sotto anestesia (in basso). 3Le
latenze in alto si riferiscono a cani con lunghezza del cranio 5 8 cm,
quelle in basso a soggetti con cranio >8 cm. 4Sono riportate
le latenze ottenute impiegando due protocolli anestetici diversi.
Esiste una certa variabilità individuale nei tracciati normali anche
all’interno della stessa specie. Tra le variazioni più evidenti
possiamo ricordare lo sdoppiamento, la fusione parziale o totale tra due
onde e lievi variazioni delle loro latenze. L’onda IV in particolare si
presenta spesso fusa, in modo parziale o totale, alla V o alla III (Marshall,
1985; Sims e Moore, 1984).
Questa variabilità, che comunque non influenza la leggibilità e la
comparazione dei tracciati, è probabilmente dovuta, oltre che a
caratteristiche individuali dei soggetti (età, sesso, taglia e
temperatura corporea) anche a differenze di intensità, di velocità, di
polarità di stimolazione e di posizionamento degli elettrodi (Holliday e
Te Selle, 1985). Tra i parametri soggettivi che più influenzano il
tracciato sono la taglia (soprattutto le dimensioni del cranio) e la
temperatura corporea; infatti i cani con il cranio più grosso così come
quelli con temperatura più bassa hanno latenze maggiori (Pook e Steiss,
1990; Marshall, 1985; Bodenhamer et al., 1985).
Al riguardo, nell'uomo è stato osservato un aumento del tempo di latenza
assoluta dell'onda V di 0,17 ms per ogni grado centigrado di diminuzione
della temperatura corporea fra i 39 ed i 32,5 °C e tali considerazioni
sembrano applicabili anche agli animali (Chiappa, 1997).
La registrazione dei tracciati BAEP è particolarmente
"resistente" alle influenze date dai vari farmaci sedativi ed
anestetici. Nei cani e nei gatti è stato provato che le latenze
interpicco dei tracciati non sono modificate da dosi terapeutiche di
farmaci deprimenti l'attività del sistema nervoso centrale, quali:
pentobarbital, ketamina, alotano, isofluorano, cloralosio, benzodiazepine,
fenotiazepine, e neppure da dosi di pentobarbital tali da rendere
isoelettrica l'attività encefalica registrata mediante EEG (coma
farmacologico). Le piccole variazioni talvolta riscontrate sono da
imputare ad alterazioni della temperatura corporea (Chiappa, 1997).
Indicazioni cliniche dei BAEP
Attualmente,il maggior impiego clinico dei BAEP in Audiologia e
Neurologia Veterinaria è rivolto alla diagnosi delle differenti forme di
sordità e di alcune malattie neurologiche correlate.
Dal punto di vista clinico è possibile classificare le alterazioni
d’udito dei cani e dei gatti in due categorie principali: sordità
periferiche e centrali. Le prime, che sono di gran lunga le più frequenti
negli animali domestici, sono dovute a lesioni della porzione periferica
della via acustica, mentre le seconde sono provocate da lesioni
retrococleari, estremamente rare nella forma pura.
Un’ulteriore suddivisione delle sordità periferiche fa ricorso a tre
paia di descrittori, infatti esse possono essere ereditarie o acquisite,
connatali o ad insorgenza tardiva, neurosensoriali o conduttive.
Teoricamente la combinazione di queste tre coppie di caratteri dovrebbe
dare origine ad otto diversi tipi di sordità periferica, mentre in
pratica nei cani e nei gatti sono osservabili con una discreta frequenza
solamente tre di queste forme: la sordità neurosensoriale connatale
ereditaria, la neurosensoriale acquisita tardivamente e la conduttiva
acquisita tardivamente.
La prima è spesso associata al gene responsabile della pigmentazione
bianca del pelo; la seconda si osserva in caso di ototossicità, vecchiaia
(presbiacusia) e otite interna; la terza, invece, è riferibile a otiti
del tratto medio od esterne, oppure ad eccesso nella produzione di cerume.
In alcune rare circostanze, come quelle osservabili in caso di
malformazioni intrauterine, dovute a infezioni, tossicosi od anossia, è
possibile osservare sordità sia neurosensoriali sia conduttive di tipo
connatale acquisito.
La rarità delle forme di sordità centrale primaria dipende dal fatto che
le vie che conducono le informazioni acustiche tendono a fondersi, sia
anatomicamente sia funzionalmente, rostralmente ai nuclei cocleari.
Pertanto, lesioni superiori a tale livello è quasi impossibile che
producano sordità centrale monolaterale, mentre forme complete bilaterali
necessitano di estese lesioni del tronco encefalico o del mesecefalo,
oppure di una lesione bilaterale della corteccia auditiva. Questi ultimi
tipi di sordità sono sempre accompagnati da segni neurologici di una
certa gravità.
Sordità neurosensoriale congenita
Questo tipo di sordità non è evidenziabile clinicamente fino alle prime
3-4 settimane di vita, sia per motivi anatomici, il canale uditivo si apre
approssimativamente al 14 e al 5 giorno di vita rispettivamente nei cani e
nei gatti, sia per motivi comportamentali, infatti spesso i cuccioli in
questo periodo sono lasciati esclusivamente alle cure parentali.
Sono colpite diverse razze di cani e di gatti, ma la maggiore prevalenza
si osserva nei cani di razza Dalmata, Bull Terrier, Setter Inglesi e
Cocker Spaniel. Fra i gatti sono colpiti quelli di razze aventi il
mantello di colore bianco.
Il quadro istopatologico che si osserva nella maggior parte dei casi è
conosciuto come degenerazione cocleo-sacculare o di Scheibe ed è un tipo
di degenerazione permanente ed irreversibile. Nei soggetti che raggiungono
maggiore età possono essere associate anche ipotrofia delle regioni
uditive corticali e delle strutture della via acustica. Tale situazione
però si ritiene dovuta non tanto ad un fatto degenerativo quanto ad un
mancato sviluppo per assenza di stimoli (Knowles et al., 1988; Shelton et
al, 1993; Steiss et al., 1990; Sims, 1990; Strain,1996).
Sordità di conduzione
La sordità dovuta difetti di conduzione, che colpisce tutte le specie
animali senza una particolare predisposizione genetica, può essere il
risultato di diverse situazioni patologiche; fra le più frequenti devono
essere annoverate le otiti croniche medie ed esterne, per stenosi ed
occlusione del canale uditivo esterno, oppure per accumulo di
un’eccessiva quantità di cerume. Mentre più raramente si possono
osservare anomalie di sviluppo degli ossicini (fusione), assenza del
canale uditivo ed otosclerosi. A volte si osserva anche una assenza
connatale della membrana timpanica, anche se stranamente questa
alterazione non produce sordità clinicamente evidente (Strain,1996).
Ototossicità
Gli agenti ototossici possono causare perdita d’udito per effetti
diretti sulle cellule capellute sia cocleari sia vestibolari, o per
lesioni primarie alle strie vascolari con perdita secondaria delle stesse
cellule capellute. Molti farmaci usati di routine in medicina veterinaria
possono provocare questi tipi di lesioni, ma in particolare quelli
ritenuti maggiormente responsabili per frequenza e gravità sono gli
antibiotici aminoglicosidi (soprattutto gentamicina e streptomicina),i
quali possono provocare danni gravi e scarsamente reversibili ai sistemi
cocleare e vestibolare.
Clinicamente in alcune circostanze i cani ed i gatti colpiti manifestano
alterazioni comportamentali che possono essere riferite a quelle che
nell’uomo seguono il fenomeno del tinnitus (percezione di suoni ad alta
frequenza inesistenti), con nervosismo e ricerca continua della
provenienza del suono (Steiss et al., 1990; Sims, 1990; Morgan et al.,
1980; Tokuriki et al., 1990; Strain et al., 1995; Merchant et al., 1993).
Presbiacusia
La presbiacusia è la progressiva perdita d’udito associata a vari tipi
di disfunzioni che accompagnano l’invecchiamento e non deve essere
confusa con le precedenti condizioni. Le alterazioni di questo tipo, che
più frequentemente colpiscono i cani ed i gatti, sono quelle
neurosensoriali, benchè spesso associate anche ad una diminuta
flessibilità del timpano e delle articolazioni degli ossicini. Anche se
questa forma ha uno sviluppo progressivo, spesso è percepita dal
proprietario in modo acuto al raggiungimento della sordità completa,
momento in cui il cane od il gatto non riescono più a compensare la
funzione uditiva con gli altri sensi. I sintomi associati a questa forma
sono modesti, infatti gli animali nei primi tempi si limitano a scuotere
la testa, come se avessero un corpo estraneo nel condotto uditivo, mentre
successivamente si adattano alla sensazione (Knowles et al., 1988).
Altre condizioni patologiche
Altre condizioni patologiche osservabili meno frequentemente, ma che
comunque possono provocare sordità periferica nel cane e nel gatto sono
l’anossia tissutale, l’anestesia, i traumi e le infezioni, quali otiti
interne e meningiti (Strain,1996).
Le alterazioni dei tracciati BAEP in caso di sordità completa dovuta ai
suddetti problemi periferici sono riferibili ad assenza completa
dell’onda I a carico dell’orecchio interessato, così come di tutte le
onde che normalmente la dovrebbero seguire. Nella sordità periferica
parziale, come quella osservata in corso di presbiacusia o di ototossicosi,
l’onda I è ancora visibile ma presenta una latenza di comparsa dallo
stimolo aumentata ed una ridotta ampiezza.
Nel caso in cui si sospetti un tipo di sordità da alterata conduzione del
suono, è possibile eseguire il test utilizzando uno stimolatore osseo in
sostituzione dello stimolatore acustico. La stimolazione ossea, che
avviene generalmente a livello del processo mastoideo, permette alle
vibrazioni prodotte di raggiungere le strutture cocleari senza passare per
l’orecchio medio. I tracciati ottenuti sono sovrapponibili a quelli
ottenuti con la stimolazione acustica ma con un lieve spostamento a
sinistra della onde.
Per quel che riguarda lo studio delle malattie del sistema nervoso
centrale, tale test ha dimostrato una buona sensibilità nella diagnosi
precoce di neoplasie intracraniche con interessamento del tronco
encefalico (Fischer e Obermaier, 1994) e nella diagnosi e
caratterizzazione degli infarti del tronco encefalico nel cane (Uno et Al,
1988).
Le anomalie dei tracciati BAEP in tali circostanze, pur non fornendo
informazioni eziologiche possono fornire preziose indicazioni sulla
localizzazione della lesione all’interno del sistema nervoso centrale.
Infatti, un’aumento del tempo di latenza interpicco fra le onde I e III
(IPL I-III) suggerisce la presenza di un difetto di conduzione del sistema
uditivo all’interno del tronco encefalico, tra la porzione prossimale
del VIII Nervo Cranico ed il limite posteriore del ponte. Mentre,
un’aumento della latenza fra le onde III e V (IPL III-V) presuppone un
difetto di conduzione del sistema uditivo del tronco encefalico fra la
porzione caudale del ponte e il mesencefalo.
Conclusioni
I potenziali evocati auditivi sono una tecnica nuova ma di estrema
utilità per il veterinario, poichè permette di ottenere informazioni
oggettive di funzioni nervose difficilmente indagabili attraverso le
normali procedure cliniche. Comunque, pur essendo una tecnica da poco
introdotta nella pratica clinica veterinaria e che necessita ancora di
studi per poter giungere ad una completezza operativa, dispone già di un
paradigma semeiologico che permette di affrontare le più frequenti
situazioni patologiche che colpisco il sistema uditivo degli animali
domestici. Inoltre, sono già in corso studi sulle possibili applicazioni
nei confronti di varie malattie di estrema attualità nella ricerca
biomedica, quali le patologie degenerative croniche del sistema nervoso
centrale (malattie prioniche) e le alterazioni neurologiche presenti nello
stato di coma, nel dolore e nella morte cerebrale.
I limiti principali di questo esame risiedono attualmente negli elevati
costi dell’attrezzatura e nella difficoltà di formare personale
altamente qualificato in grado di poterla utilizzare. Per questo motivo
questo tipo di prestazione medica al giorno d'oggi è disponibile
esclusivamente presso centri di referenza specializzati in Audiologia e
Neurofisiologia Clinica con funzioni sia di ricerca sia di consulenza per
i veterinari liberi professionisti.
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